Loc. DOGANELLA - 58010 Albinia - Orbetello (GR) - Famiglia Brilli Alvido  
 
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Ansedonia - Cosa
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Ansedonia è una rinomata località turistica, situata sull'omonimo promontorio a sud-est del comune di Orbetello di cui è frazione, nelle vicinanze delle rovine dell'antica città romana di Cosa.



Vista da Cosa verso Vulci

Cosa (colonia romana) Cosa era una città, fondata nel 273 a.C. come colonia di diritto latino dai Romani.
Sorgeva sul promontorio di Ansedonia, roccioso, nel comune di Orbetello, da cui si dominava la costa tirrenica verso il Lazio, poco distante dalla via Aurelia. Il colle, nella sua parte più alta, era formato da due cime, una orientale, l'altra meridionale, separate da un'ampia sella, quasi a voler ricordare, in piccolo, il colle del Campidoglio a Roma.
Il nome sembra che derivi da quello di una vicina città etrusca, Cusi o Cosia, che doveva sorgere vicino alla spiaggia che oggi si chiama Lido del venerabile nella vicina laguna di Orbetello.

Storia-Epoca romana
Cosa si trovava in una posizione strategica, da dove si poteva controllare sia il traffico terrestre che il mare, in un'epoca in cui la potenza romana stava per entrare in conflitto con Cartagine.
La data di fondazione del 273 a.C., attestata dalle fonti storiche (la città doveva controllare il territorio sottratto alle città etrusche di Volsinii e Vulci dopo che queste erano state sconfitte), ha trovato conferma nei risultati dello scavo.
Agli anni tra la fondazione e la fine del secolo risalgono la cinta muraria, gli edifici pubblici più antichi e i primi impianti portuali del vicino Portus Cosanus.
La città fu costruita tra due alture, tra le quali venne posto il Foro, destinato all'attività politica.



Plastico del Porto

Sul promontorio più alto stava l'Acropoli (indice di influenze ellenistico-italiche piuttosto che genuinamente romane), destinato al culto degli dei. Le possenti mura che cingono l'abitato (e che sono in avanzata fase di ripristino) dimostrano come, almeno all'epoca della fondazione, i romani non si sentissero poi così sicuri di aver sottomesso la locale popolazione etrusca.

Essenziale per la città fu la costruzione di cisterne per la raccolta delle acque piovane, stante le difficoltà di approvvigionamento idrico date dal sito.
Il porto fu dotato di numerose infrastrutture atte al ricovero delle navi, e rappresenta un mirabile esempio delle capacità ingegneristiche romane. Infatti al fine di tenere pulite le acque portuali dalla sabbia, l'afflusso e il deflusso delle acque del porto veniva regolato da chiuse, gestite a seconda dei venti e delle correnti prevalenti nei diversi periodi dell'anno.
In un primo tempo si sfruttava anche un canale naturale, lo Spacco della Regina, che metteva in collegamento il mare con la retrostante laguna.
A seguito dell'ostruzione di questo canale, fu realizzato un canale artificiale nel fianco della collina, la Tagliata, ancor oggi visibile.
Tra la fine del II e l'inizio del I secolo a.C. è testimoniato che, nel centro urbano, alcune case precedenti vengono unite e ristrutturate al fine di costituire un'unica grande abitazione.



La Tagliata Etrusca

Dalla fine del II secolo a.C. inizia per la città un periodo di declino, da ricollegarsi all'appoggio che diede, come tutte le città etrusche, alla fazione mariana nella guerra civile.
Nel 90 a.C., in forza della lex Julia, i suoi cittadini divennero cittadini romani a tutti gli effetti. Intorno al 70 a.C. Cosa viene saccheggiata e resterà virtualmente abbandonata per circa un cinquantennio.
In età augustea sembra poi vivere una ripresa molto limitata; i nuovi insediamenti probabilmente erano limitati all'Acropoli e al Foro, giustificando quindi la teoria che la città avesse ora solo funzioni di culto.
A questo periodo ne segue un altro di ulteriore abbandono nel 80, determinato essenzialmente dalla trasformazione economica del territorio circostante, dove si creano grandi latifondi autosufficienti, in luogo della coltivazione diffusa, affidata ai coloni latini e residenti in città.



Cosa - Il Capitolum

All'inizio del III secolo la città di Cosa sembra vivere una ripresa con la sua istituzione a centro amministrativo (Res Publica Cosanorum), nota solo da una serie di iscrizioni, ma che per il resto, a giudicare dai resti archeologici, appare un episodio non significativo e comunque senza seguito.
In quest'epoca furono ricostruite due insulae e nuove abitazioni dietro il Foro, furono restaurati i portici a sudovest e la Curia.
Dietro l'odeum restaurato e la Curia furono costruiti tre nuovi edifici pubblici e rifatti alcuni atria pubblici nella metà del secolo, tutti pavimentati in legno su terra battuta.
Nell'entrata nordovest fu eretta una costruzione interpretata da Brown come una stalla, ma Fentress ha ipotizzato fosse più plausubile la teoria di un granaio, visto che anche gli altri edifici pubblici abbandonati furono trasformati in granai.
Ci sono anche due edifici sacri: un mithraeum nella cella est della Curia, datato da alcune monete del 241, e il santuario di Liber Pater, da un'iscrizione databile alla fine del secolo.
Il tempio chiude l'esedra dell'entrata sudest al Foro, il pavimento in signinum e la colonna all'entrata furono rasi al suolo dall'edificio costruito sopra a questo nel IV secolo, datato da monete coniate tra il 317 e il 425-455.

Alto Medioevo
Tra il IV e il V secolo la città era ridotta ad un piccolo nucleo di case; presso il foro, fra IV e prima metà V secolo, si colloca un edificio di culto sincretista sovrapposto ad un mitreo del III secolo. Nel IV secolo le uniche strutture ancora in uso saranno l'Atrium Building I e il santuario di Liber Pater.



Cosa - Locali Termali

Verso la fine del V secolo l'Acropoli venne modificata in funzione militare ed ulteriormente fortificata nei primi decenni del VI secolo. Secondo l'interpretazione data dagli autori degli scavi del 1990, l'insediamento è riconducibile ad una mansio collegata alle esigenze dell'annona militaris, sede di una guarnigione posta al controllo della via Aurelia; di diversa opinione Ciampoltrini che, notando come la presenza di unamansio implica “un appesantimento del sistema viario che lascia francamente perplessi”, ipotizza la presenza di una “vera e propria fattoria fortificata, che poteva qualificarsi come castellum privato, in cui conferire il surplus agricolo-pastorale degli insediamenti sparsi che dalla rioccupata città di Cosa potevano venir gestiti, in possibile sinergia con l'impianto portuale della Feniglia”.
Il castrum rimane in vita fino alla fine del VI secolo.
Alle strutture di fortificazione era associato un luogo di culto, mentre un altro luogo di culto cristiano, con annesso cimitero, fu realizzato sull'antica basilica romana e annessa a questa una nuova strada, passa sul Foro e conduce all'Acropoli.
Collateralmente a queste strutture vi era un modesto abitato costituito da abitazioni realizzate con materiali di recupero dalle strutture romane.

Questo villaggio in muratura fu sostituito da abitazioni in materiale deperibile a seguito della conquista longobarda del sito.
Dal sito proviene un'epigrafe greca, attribuita al VI secolo d.C.: il reperto fu ritrovato nel XVIII secolo e testimonia la presenza bizantina sul luogo, probabilmente precedente ed antagonista a quella longobarda. Sono stati studiati anche una serie di reperti numismatici attualmente conservati al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, e riconducibili alla produzione della zecca di Luni.
Anche le monete, non tutte leggibili, sono un indicatore della presenza bizantina nel luogo, nonché dell'emissione a Luni di monete di infimo valore, destinate a circolare in un ristretto ambito geografico. Elizabeth Fentress ipotizza nel VI secolo il cambiamento del nome da Cosa ad Ansedonia: dal termine gotico anse/ansis, semidio, durante una dominazione visigotica, dunque; oppure dal termine greco anoew/anoedwn, fiorita, confermando la presenza bizantina nella città.
Un'altra derivazione può essere quella del nome della moglie di Desiderio, re longobardo, Ansila o Ansa.

Medioevo
Il centro, con le sue pertinenze ed il porto di Feniglia, compare in una serie di atti di conferma dei possedimenti del monastero romano di S. Anastasio delle Tre Fontane a partire dal secolo XI, ma probabilmente la sua dipendenza da tale ente risale già all'età carolingia.
In un privilegio di papa Gregorio VII (1073- 1085) è ricordato come Ansedoniam civitatem, inserita nel patrimonio del monastero romano dei SS. Vincenzo e Anastasio ad Aquas Salvias ed entro la quale aveva sede una curtis regis cui dovevano corrispondere censi gli abitanti della non lontana Casamaria.
È citato ache nella falsa donazione di Carlo Magno al monastero delle Tre Fontane, redatta attorno alla metà del XIII secolo, nei termini di “tota et integra civitas quae ab hominibus vocatur Ansidonia insimul cum portu qui vocatur Fenilia”.



Cosa - Villa sul Foro romano


Nel 1269 il castello di Ansedonia compare tra i domini che la casata degli Aldobrandesch aveva ottenuto in enfiteusi dal monastero (forse già dal 1181) e nel 1274 è compresa nella divisione del patrimonio familiare tra i due rami della casata, mentre non era menzionato nella precedente divisione della contea del 1216. Tra i testi di spicco che presenziarono alla divisione del patrimonio dei conti di S. Fiora da quello di Guido da Montfort, viene menzionato Catellinus de Ansedonia”.
Nel 1303 papa Bonifacio VIII revocò a Margherita Aldobrandeschi il possesso dei beni tenuti in feudo dal monastero di S. Anastasio delle Tre Fontane - tra cui anche “civitas Ansidonia cum portu, qui nomiatur Phenilia” - che furono concessi in enfiteusi a Benedetto Castani; in quell'anno, secondo una fonte cronistica, l'esercito orvietano occupò tra le altre terre aldobrandesche anche Ansedonia.
Nel 1329 il castello venne assediato e devastato dall'esercito senese e da allora sino ai giorni nostri il sito è rimasto disabitato.
Da un punto di vista archeologico, successivamente all'occupazione longobarda non si hanno tracce di frequentazione del sito fino al X secolo, quando si assiste ad una modesta rioccupazione, a parte un ipotetico attacco nel X secolo testimoniato da due scheletri trovati uno nella cisterna della Casa di Diana, l'altro in quella del Foro, la cui morte fu sicuramente violenta.
All'interno della città romana si è individuata una cinta muraria con alcune strutture interne, che consentono una ricostruzione parziale dell'assetto del castello, che sorgeva sulla cima orientale del colle. Un alto muro difensivo ad andamento quasi circolare proteggeva il cassero fortificando la parte orientale della città antica.
All'interno, nel punto più alto, sorgeva una torre quadrata con una scarpata addossata sui due fianchi, intorno alla quale si trovavano altri edifici; tra questi ci sono una struttura rettangolare, ancora parzialmente in piedi, una cisterna quadrata posta all'angolo estremo della città ed una serie di altri muri con diversi orientamenti. La zona della torre ed il castello sull'arce costituivano solo una parte dell'insediamento “sparso” di Ansedonia; in caso di assedio le due alture potevano accogliere e difendere la popolazione decentrata.
Al XIV secolo è attribuita la una piattaforma sopraelevata circolare (diametro 12 m), circondata da un muro a secco in pietrame di reimpiego e interpretata come zoccolo di torre in legno o basamento per catapulta, costruita sulla cima orientale della collina.
Durante l'XI secolo furono costruite due chiese con annesso cimitero, relative al castello sulla cima orientale. Una sul Foro sui resti del tempio della Concordia, dall'analisi delle sepolture si evidenziano tre diverse fasi di uso del cimitero in questo secolo, ma da alcune maioliche trovate si pensa che la chiesa fu frequentata fino al XIV secolo.
L'altra si trova sull'Acropoli, non sopravvive al XII secolo e le inumazioni evidenziano due fasi con una sepoltura di prestigio, forse da identificare con il committente della chiesa.
Sempre all'XI secolo sono riferibili tre strutture abitative che ricordano le Grubenhauser, una nel Foro (4x4,5), una vicina a questa (1,5x4) forse un magazzino o una piccola stalla circondata da un fossato, entrambe con mura di pietra e tetto e pavimento di legno, la terza, d'incerta interpretazione, è vicina a queste, ma non è databile, sappiamo solo che è lunga 4m e che era circondata da un fossato.
Tracce di un ulteriore fossato che porta acqua alla cisterna vicina a queste abitazioni evidenzia l'uso agricolo dell'area. Altre due capanne infossate sono state ritrovate sulla cima orientale, una a est del tempio romano, l'altra ad ovest, entrambe come quelle nel Foro sono atipiche, poiché hanno buche di palo per le travi di sostegno del tetto solo all'esterno.
Il cimitero del Foro fu tagliato da un basso fossato che correva in direzione sudest lungo le mura romane, a nord della piazza invece era parallelo alla strada Q e incorporava il pozzo, a nord furono tagliate le vecchie mura romane. La strada lungo il bacino del fossato sulla cima orientale fu fiancheggiata da un lungo muro, simile ad un altro nel Foro.
Tra i due bacini una base quadrata può essere riferita alle fondamenta di una torre di legno. Un altro fossato si trova sulla cima della collina, a ovest del castello, a cui si può forse associare una palizzata.

Strutture cittadine
Impianto urbanistico della colonia



Cosa - La Via Sacra Verso l'Acropoli

Secondo Ranuccio Bianchi Bandinelli Cosa è uno dei migliori esempi della cultura urbanistica ellenistico-italica del III secolo a.C., "al pari e forse migliore di altre fondazioni coeve" come Alba Fucens o Isernia. Vi si riconoscono infatti tutti gli elementi tipici di tali insediamenti, come la regolarità dell'impianto, l'organizzazione dei principali servizi comuni e la studiata disposizione delle mura, aggiornata alle più recenti tecniche di assedio in ambito ellenico.
A differenza delle colonie romane (Ostia, Pyrgi), Cosa non segue strettamente lo schema delcastrum, ma ha l'aspetto di una grande città di dimensioni proporzionate per un alto numero di coloni, e con adeguate infrastrutture monumentali.
La città disponeva infatti di acropoli, situata sull'altura meridionale e circondata da una propria cinta muraria indipendente, con un'unica porta d'accesso dall'interno.
La città era dotata di vie rettilinee intersecate ad angolo retto, che generavano una serie di insulae di grandezza variabile. Inoltre una via intramuranea correva parallela alle mura. L'impianto fognario era accurato.
Tra le due alture era collocato il foro, dotato dell'usuale serie di edifici pubblici (curia, basilica...), poco lontano dalle terme, lq quale però vennero costruite solo in epoca tarda.
L'approvvigionamento idrico avveniva prevalentemente tramite cisterne private, ma anche da due grandi serbatoi pubblici.
Per quanto riguarda gli edifici sacri, due si trovavano sull'acropoli, il più grande dei quali (il Tempio di Giove) venne poi trasformato in capitolum agli inizi del II secolo a.C., uno vicino a una porta (il Tempio "A") e altri nella zona del foro.
Tempio di Giove
Il tempio di Giove, costruito all'epoca della fondazione della città e distrutto circa un secolo dopo, restano un considerevole numero di ornamenti fittili in terracotta, che hanno permesso di ricostruire in maniera attendibile e rigorosa l'aspetto della decorazione.



Cosa - Il Foro

Foro
Il Foro di Cosa venne realizzato quasi tutto nel corso del II secolo a.C. ed è un esempio molto significativo di come dovevano apparire le aree forensi in quell'epoca, sia a Roma che in altre colonie latine, che non possiamo conoscere appieno.
A Cosa il grande spazio di uso civile venne allestito con edifici disposti attorno a una grande piazza rettangolare (metri 90x30), alla quale si accedeva tramite un arco e tre fornici murato in opus incertum.
Gli edifici principali erano sul lato settentrionale. Partendo da ovest si incontrava la basilica(150 a.C. circa), a due piani, col lato maggiore verosimilmente aperto sulla piazza e con una sala coperta scandita da due file di sei colonne (solo in seguito sostituite da pilastri), come un'ampia stoà che ampliava al coperto lo spazio pubblico.
Sulla parete opposta a quella sulla piazza, si apriva al centro la nicchia del tribunal, dove veniva amministrata la giustizia dai magistrati locali. Accanto alla basilica, separato da una stretta strada, esisteva il tempio "C", con una piccola cella quadrata preceduta da pronao tetrastilo (a quattro colonne). Adiacente si trovava la Curia e Comizio, forse l'edificio più interessante, secondo una tipologia nota anche a Paestum e ad Agrigento e probabilmente non dissimile dall'orinale edificio a Roma, con gradinate circolari (comizio) e, in asse con l'entrata, l'aula rettangolare della curia. Attiguo si trovava un altro edificio templare, il tempio "B", in posizione arretrata, preceduto da un recinto quadrato e da una scalinata. Oltre un'altra strada si trovava un edificio a pianta quadrangolare più modesto, identificato come l'Erario, col lato lungo verso la piazza, sul retro del quale, un po' appartato dalla piazza, si trovava il macellum, il mercato pubblico che, come a Roma e a Pompei, era nelle immediate vicinanze del Foro. L'urbanistica del Foro di Cosa rivela un'importazione urbanistica organica, smentendo però la convinzione che l'urbanistica romana prevedesse necessariamente un asse longitudinale che culminava col tempio sul lato corto. L'esempio urbano proviene dall'ambito ellenistico, ma tipicamente romano è il più stretto collegamento con le funzioni pubbliche.



Cosa - Le Mura

Mura
La cinta muraria che delimitava l'antica città di Cosa fu costruita nel corso del III secolo a.C., a protezione dell'insediamento sorto nel 273 a.C. L'opera difensiva fu realizzata in modo da rendere inespugnabile il luogo, sia in caso di invasione di terra che di incursione via mare. Il perimetro della cerchia muraria si estendeva originariamente per quasi un chilometro e mezzo ed era rafforzato da ben diciotto torri che svolgevano funzioni di avvistamento, di difesa ed offesa; fu uno dei primi esempi di cinte murarie così possenti realizzate dai Romani. Nel corso dei secoli successivi le mura hanno continuato a svolgere le funzioni difensive; dopo la caduta dell'Impero Romano il luogo andò gradualmente spopolandosi, soprattutto nel periodo compreso tra la dominazione longobarda e il X secolo. Dopo l'anno Mille il luogo andò via via ripopolandosi, divenendo in seguito uno dei tanti luoghi controllati dalla famiglia Aldobrandeschi.
I conti trovarono una poderosa cinta muraria già eretta, che non necessitò alcuna modifica da parte loro, pur essendo ipotizzabili una serie di lavori di restauro per recuperare pienamente la struttura difensiva dopo un periodo di declino e abbandono. Nel corso del Trecento la città di Cosa entrò nelle mire espansionistiche di Siena, che cercava di espandere il proprio territorio verso sud e verso il mare. L'assedio del 1329 determinò la caduta di Cosa e, da allora, il luogo venne completamente abbandonato, poiché non rientrava nei piani della Repubblica di Siena. Nonostante un lunghissimo periodo di declino e abbandono durato oltre mezzo millennio, la cinta muraria di Cosa è stata riportata agli antichi splendori da un lungo e scrupoloso restauro terminato alla fine del secolo scorso.



Cosa - Le Mura

Aspetto attuale
Le Mura di Cosa risultano in larga parte ben conservate, grazie anche al recente restauro che ha permesso di recuperarle. La cerchia si presenta a forma poligonale con blocchi di arenaria di notevoli dimensioni, che sono stati regolarizzati sulla superficie esterna e fatti combaciare con tagli netti nei punti di giunzione. Lungo la cinta muraria si trovavano tre porte, una postierla (presso l'acropoli) e ben diciotto torri sui lati esposti verso il mare, delle quali quindici a sezione rettangolare e tre di forma circolare. Ciascuna porta risultava doppia, essendo stata costituita da una porta esterna con volta e da una interna che ne era priva, separate tra loro da uno vano centrale di passaggio che veniva chiuso con saracinesche.  

 

 
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